Sono stata pubblicata da Lonely Planet!

Sono stata pubblicata da Lonely Planet!

Sono passati oramai quasi tre mesi da quando è successo, e non ho mai avuto modo di parlarne qui: solo i miei amici più stretti – e più convinti sostenitori dall’apertura di questo blog – hanno saputo in maniera dettagliata cosa mi è successo a settembre.

Facciamo un passo indietro.

Odio fare le valige: scegliere cosa mettere nel mio zaino – raramente viaggio con il trolley per comodità – mi rende nervosa. Fosse per me metterei tutto, o forse niente. Entro quindi in quello stato semi catatonico che mi spinge in giro per casa senza una meta. In quella giornata di sole, però decisi di impegnare qualche ora a ciò che mi risuonava nella testa da qualche giorno. Mi sono armata di pazienza, tante letture su internet e poi ho cliccato: ho comprato il dominio di Travels and Other Stories. Da quel giorno di agosto, in cui mi sono detta Fabi, vedrai che questa sarà l’ennesima avventura che non porterai mai a termine, sono ancora qui. Tanta strada da fare, ma quanto meno sono più costante di quello che solo potevo immaginare. Per me, già un over achievement.

Tornai a fare le valige soddisfatta, sapendo di partire motivata, che avrei scattato foto a più non posso e che avrei collezionato informazioni da dividere finalmente con qualcuno e non da lasciare chiuse nella libreria foto del mio I-Phone. Più leggevo più capivo che dietro alla parola blogging c’era in realtà un mondo, un fiume di informazioni da immagazzinare, leggere e rileggere. Su Youtube mi imbattei sul canale di una nomade digitale: consigliava di rivedere la bio di Instagram affinchè i nostri lettori sapessero chi eravamo davvero e cosa gli offrivamo. Questo avrebbe portato i fruitori del nostro profilo a capirci meglio, e quindi a leggere il nostro blog. Lo feci, ma fu difficile: cos’ero io? Non lo so, e non lo so ancora adesso. Una cosa sola sapevo: mi piace viaggiare da sola.
Ce l’ho: @fabietmoi, solo traveller.

Partii, e tornai. Scrissi il mio primo post in assoluto, capii che mettere su un blog non era niente facile. C’erano delle difficoltà che non riuscivo a superare – e moltissime ne ho ancora adesso, ovviamente! Nel mentre dell’ennesimo down di Travels and Other Stories, e sull’orlo oramai dell’ennesima crisi di nervi, scaricai le mails.

L’oggetto era “Lonely Planet” e la mail recitava più o meno così:

Ciao Fabiana,
sono una giornalista e scrivo per Lonely Planet. Il nostro tema di settembre è raccontare come sia viaggiare da sola a 20, 30, 40 e 50 anni. Ti andrebbe di contribuire?

Iniziai ad arrabbiarmi: il mio blog era online da poco meno di dieci giorni, con almeno un crush al giorno. Impossibile che qualcuno lo avesse letto, non era pubblicizzato da nessuna parte, annegato nel mare di indicizzazioni di Google. Qualcuno mi stava prendendo in giro: mi ero messa in gioco e il risultato era che qualcuno si prendeva gioco di me. Per chi ama viaggiare e conseguentemente scrive di viaggio Lonely Planet è una sorta di bibbia, mantra da seguire in ogni occasione. Se lo scrive Lonely Planet, allora quel luogo o quel ristorante è meritevole davvero. Colleziono guide Lonely Planet da quando ho iniziato a viaggiare, tutte custodite super gelosamente.

Dopo il primo subbuglio iniziale, fermai il cervello per un attimo: perchè tra tante solo travellers avevano scelto proprio me? Se uno su Instagram digita solo traveller, cosa esce?

Con mia grande sorpresa, esco io.

Avevo aggiornato la mia bio di Instagram inserendo nel mio nome la dicitura solo traveller, ricordate? Da lì iniziai a cercare il nome della giornalista su Google: esisteva, aveva un profilo LinkedIn – se non hai un profilo LinkedIn per me non esisti realmente a livello professionale – e trovai in rete numerosi suoi articoli. Era una colonnista di Lonely Planet, ora ne ero sicura e quindi risposi alla mail.

Dopo quasi dieci giorni di scambi di mail, l’articolo era finalmente pronto: la foto che era costata quasi la mia relazione sentimentale, per via del caldo marocchino e spot fotografici mainstream di Chefchaouen, era ora in prima pagina sul sito web di Lonely Planet. Io, sorridente, descrivevo al mondo come è stato trovarmi da sola a nuotare nella Barriera Corallina Australiana, cosa aveva lasciato dentro di me ballare al tramonto da sola a Byron Bay.

Sono passati tre mesi oramai dalla sua pubblicazione, ma ne vado orgogliosa come quando aprii quel link per la prima volta e scoprii che era tutto vero.

Ecco qui l’articolo con cui sono stata pubblicata da Lonely Planet, spero vi piaccia.