Leggi anche

Prendere e andare e altre cose parecchio facili

No, prendere e andare non è facile. Organizzare un viaggio neppure, trovare il momento giusto per partire tantomeno. Il bello sta tutto qui, nel lasciarsi sorprendere nel momento meno aspettato, aggirarsi sonnecchianti tra un Google Flights e uno Skyscanner e poi trovarsi non si sa come con in mano un volo solo andata per chissà dove.

A me è successo questo e tutto il contrario. La verità è che ho sempre ben programmato quando partire, un po’ meno dove andare, ecco. Complici genitori avventurieri, che a sette anni mi portarono a vedere dove avvenne lo sbarco in Normandia e molto più restii invece anche al solo pensiero di trovarsi in una spiaggia di Rimini in pieno agosto, ho sempre dato per scontato che tutto potesse essere a portata di mano. Al massimo, qualche ora di strada più in là.

A 23 anni ho deciso che sarei partita, e la scusa officiale era che sarei andata in Erasmus. A volte mi chiedo se sono mai tornata. Lisbona è stata casa mia, mi sono persa nei suoi vicoli tante di quelle volte che ho perso il conto. L’altalena di Alameda mi ha spinto in alto fino a guardare il cielo come a dire – guarda quante cose ci sono da vedere. All’aeroporto prima di imbarcarmi con quel biglietto solo ritorno ho pianto tutto le mie lacrime, che ancora qualcuno si chiede se mi fosse successo qualcosa quel giorno.

Lisbona ha messo in discussione tutte le mie certezze, ma soprattutto mi ha fatto capire – nel bene e nel male – quanto fosse facile chiudere la valigia e andarsene per alleviare qualsiasi pensiero che potesse incupirmi. Chiudere una relazione non è facile per niente, e con ancora i postumi dopo un anno e mezzo decisi che era di nuovo il momento. Qui nulla andò secondo i piani, rendendo tutto leggermente più difficile: vinsi la mia seconda borsa di studio all’estero nell’esatto momento in cui iniziavo ad uscire da quel periodo cronico di insoddisfazioni.

Sydney ha avuto su di me un effetto totalmente diverso: ebbi per la prima volta l’impressione che non ero più la persona che avevo visto in Portogallo. Ero più sicura e più pronta ad affrontare le sfide, l’università era praticamente conclusa e sapevo che sarebbe arrivato il momento di riporre il passaporto. Ho viaggiato tantissimo, preso aerei alle ore più improbabili per mete ancora più improbabili, e di questo parlerò più avanti.

Forse, alla fine, prendere e andare non è facile. Chiudere relazioni non è facile, sopravvivere dall’altra parte del mondo quando pensi di essere un pesce fuor d’acqua non è facile. Forse, ho scritto un titolo per il mio primo post che non c’entra assolutamente nulla. Anzi, sicuramente.


Follow:
Share:

2 Comments

  1. 27 Agosto 2019 / 15:24

    No, cara Fabiana. Prendere e andare non è facile e non è facile neppure chiudere le relazioni. L'importante è essere consapevoli che le nostre angosce e le nostre paure ci seguiranno, forse non torneranno con noi se siamo capaci di rendere il viaggio una liberazione per l'anima. Bisogna avere coraggio per andare ma quando ci si riesce è bellissimo.

  2. 28 Agosto 2019 / 06:53

    Hai proprio ragione, prendere ed andare, con un biglietto di sola andata spesso non é facile. Ci vuole coraggio, spirito di avventura e sacrificio. Ci vuole sostanza, non demordere e andare sempre avanti, qualsiasi cosa la vita ti metta davanti. E te lo dice una che il biglietto di solo ritorno non l'ha ancora fatto e non credo lo farò mai perché ho trovato la mia casa in una nuova terra, un nuovo Paese. E sono esperienze che ti cambiano nel profondo, come spesso solo i viaggi riescono a fare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *